Capitolo 2 Suona la campanella di fine terza ora. IL che vuol dire ricreazione. E giro "turistico" con Joe. Insomma...si, è carino ma non mi metterò mai con lui. «Almeno dimmi che ne pensi di lui!» dice Clò mentre andiamo ai nostri armadietti. «Ma se ci ho parlato si e no un minuto scarso! Sembra gentile...dolce e poi ha le labbra carnose e delle fossette che sono il massimo. Per non parlare degli occhi...di un nocciola ultra-penetranti...» lei mi fa un sorriso a 32 denti. Io la guardo strano. «Sei praticamente cotta amica mia... e c'è un post-it attaccato al tuo armadietto» dice indiacandolo. «"Armadietto numero 457"» dico in un sussurro. «è il numero del suo armadietto. Mi sa che vuole che ci incontriamo lì. E il 457 è dall' altra parte della scuola, io corro» infilo di corsa i libri nell' armadietto e prendo quelli della prossima lezione e li infilo nella borsa. «Ok, vado» e corro all' armadietto 457. «Ok... 450...455...» e lo vedo lì, appoggiato al suo armadietto e circondato da qualche compagno di classe. Lui mi vede, lo capisco perchè i nostri sguardi si incrociano per un secondo, e saluta quei ragazzi. Appena andati via mi sorride e io faccio altrettanto, come per salutarlo. «Ciao Ever» dice. Ed è strano. Ever. Non ho mai amato il mio nome come adesso...scuoto la testa. «Ciao Joe, pronto per il giro turistico?» dico ridendo quasi. Lui annuisce e io lo prendo a braccietto. Cominciamo a camminare. GLi indico ogni aula che vediamo, l' aula di musica. Un giorno, mi ha promesso Joe, mi ci avrebbe portato per farmi sentire qualcosa di suo. Io sono rimasta sbalordita e gli ho detto un misero «Mi farebbe piacere». L' ingresso per la palestra, e via così. Gli mostro la bacheca, piena di annunci. Nessuno che mi interessi, e a lui neppure. Ritorniamo al suo armadietto. «Beh, è stato interessante, sopratutto le frecciatine che ti lanciavano quelle oche delle chearleader. Non farci caso Ever». Lo guardo. «è quello che faccio. Sono 5 anni che mi stressano...ci ho fatto l' abitudine, ora scusami, ma vado al mio armadietto, sempre se tu non abbia voglia di accompagnarmi. La prossima lezione ce l' abbiamo insieme.» Sorrido. Annuisce, prende i libri e ci avviamo. «Oh...e visto che "condividiamo" la maggior parte delle lezioni e sei rimasto un pò indietro, se vuoi, posso aiutarti a metterti in pari» gli sorrido mettendo delle cose dentro l' armadietto. Poi ritorno a guardarlo. «Beh, ok. A casa mia, oggi pomeriggio?»«Si...prima cominciamo, meglio è. Devi solo dirmi dove abiti» gli dico sorridente. Mi dice il suo indirizzo, me lo segno su un foglio e andiamo a lezione giusto in tempo prima del suono della campanella.
Capitolo 3 Batto le dita delle mani sul mio banco ascoltando il professore un pò troppo annoiata. Il cellulare mi vibra nella tasca. Controllo in professore e leggo il messaggio: "mi devi raccontare tutto di te e 547!!". Era Cloe. Sorrido e lo rimetto in tasca e seguo 'interessata' la lezione. Finalmente, dopo che mi sono sembrate ore, suona la campanella. Tutta la classe si alza ma il professore ci ferma. «Aspettate...i compiti...» e con un sospiro ci sediamo e ci segnamo i compiti. Appena fatto esco di corsa dalla classe e vado al mio armadietto. Incontro Cloe che mi sorride. So già dove vuole andare a papare e, mentre sistemo i libri e ne prendo altri, gli racconto del giro e che nel pomeriggio sarei andata a casa sua per farlo recuperare. «Oddio se succede qualcosa devo essere la prima a saperlo!!» dice tutta eccitata Clò. Mi metto a ridere, ma acconsento. Non so cosa mi aspetta quel pomeriggio. Speriamo bene... L' ultima ora è quella di educazione fisica per me e Clò. Pallavolo. Sono un asso in questo sport, soprattutto sulle battute. Andiamo negli spogliatoi e ci cambiamo, poi entriamo nella palestra e, a coppie, cominciamo a palleggiare. E a parlare. Cloe mi fa una "previsione del futuro a casa di Joe". Mi metto a ridere e la prof mi riprende. Accidenti! Dopo 5 minuti cominciamo una vera partita.
please remenber, don't surreneder // folio s e t t e mesi con Te.
Capitolo 3 Batto le dita delle mani sul mio banco ascoltando il professore un pò troppo annoiata. Il cellulare mi vibra nella tasca. Controllo in professore e leggo il messaggio: "mi devi raccontare tutto di te e 547!!". Era Cloe. Sorrido e lo rimetto in tasca e seguo 'interessata' la lezione.Finalmente, dopo che mi sono sembrate ore, suona la campanella. Tutta la classe si alza ma il professore ci ferma. «Aspettate...i compiti...» e con un sospiro ci sediamo e ci segnamo i compiti. Appena fatto esco di corsa dalla classe e vado al mio armadietto. Incontro Cloe che mi sorride. So già dove vuole andare a papare e, mentre sistemo i libri e ne prendo altri, gli racconto del giro e che nel pomeriggio sarei andata a casa sua per farlo recuperare. «Oddio se succede qualcosa devo essere la prima a saperlo!!» dice tutta eccitata Clò. Mi metto a ridere, ma acconsento. Non so cosa mi aspetta quel pomeriggio. Speriamo bene... L' ultima ora è quella di educazione fisica per me e Clò. Pallavolo. Sono un asso in questo sport, soprattutto sulle battute. Andiamo negli spogliatoi e ci cambiamo, poi entriamo nella palestra e, a coppie, cominciamo a palleggiare. E a parlare. Cloe mi fa una "previsione del futuro a casa di Joe". Mi metto a ridere e la prof mi riprende. Accidenti! Dopo 5 minuti cominciamo una vera partita. Ritorniamo agli spogliatoi. Clò mi da un pizzicotto. «Oi!! Ma che hai?» lei ride «avanti...dillo che pensavi a Joe durante la partita. NON NE PRENDEVI NEMMENO UNAAAA!!» e si rimette a ridere. Arrossisco. «Ooooh senti scusa. è che oggi vado a casa sua. Prima mi sembrava un cosa normale» dico levandomi la maglietta «l' ho fatto anche con Lucas, quando eravamo in seconda» le dico mentre mi levo le scarpe e mi levo i pantaloncini. Lei annuisce. «Non mi pare di essermi presa una cotta per lui, anche se era tremendamente carino a quel tempo. Ma Joe mi ha colpito, e non poco ragazza mia. Non dico che progetto di mettermici...con...con lui ma intanto lo voglio amico. Ok? E niente più battute» dico sorridente.
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Capitolo 4 Finito scuola Cloe mi accompagna a casa. «Ever...sei agitata. Stai tremando. Sicura di star bene?». Ha ragione, sto tremando. E non perchè sto male, ma perchè tra un paio d' ore sarò a casa di Joe. «Clò sto bene, sono...agitata. Sai... casa, compiti, joe....compiti!!!» oddio... no. Ever ti proibisco di innamorarti di lui! Oh ma è così carino e simpatico. Zitta! Ok. Questo è preoccupante. «Hai detto Joe per caso?» Ah, che me lo chiedeva a fare. Lo aveva sentito bene. Io lo nego. «Si»«No» lei sospira e si butta sul divano. «Prego, come se fosse casa tua» dico con un sorriso. «Praticamente lo è. Oggi non mi va di andare a casa di mio padre, che posso restare qui?» Io annuisco e vado in cucina a prepararmi qualcosa da mangiare. «Hai fame??» gli urlo. «Da matti... in questi giorni poi. Mai avuta tanta fame» «Ok capo! Ti guadagni un toast, ovvero l' unica cosa che so fare, per la tua sincerità» e poi scoppio a ridere. Passiamo quel poco tempo che ci rimane a ridere davanti alla tv, poi Cloe mi chiama dicendo che è ora. Prendo un respiro e salgo a prendere lo zaino con i libri che mi servono, più altri fogli. «Ok, stai qui tu se vuoi...io corro da Joe, ciao!!!» la saluto velocemente e mi chiudo la porta alle spalle correndo verso casa sua. Arrivata mi fermo davanti alla porta di casa sua. Riprendo fiato. «Ok, ce la posso fare». Salgo quei due scalini che mi separano la porta e suono il campanello. Poco dopo mi apre un ragazzo alto come me, ma sembrava di età minore. Riccio che mi sorrideva. «Ok aspetta...tu sei...Ever, giusto?». Lo guardo. Annuisco. «Sai il mio nome?» «Joe» «Ok, capisco». Sorrido e mi fa entrare. Mi guardo intorno. Certo che si trattano bene penso. Sorrido a quel ragazzo. «E tu...ti chiami?» «Oh, si giusto. Mi chiamo Nicholas, meglio Nick» «Ma io ti chiamerò Nicholas, muahahahah» mi metto a ridere poi torno quasi seria. Gli sorrido. «Joe è in camera sua?» chiedo. Lui annuisce e mi accompagna. «Grazie Nicholas» sorrido e busso alla porta. «Joe?? Sono Ever!». Mi dice di entrare. Prendo un respiro, due, ed entro. Gli sorrido appoggiando lo zaino accanto alla porta.
CITAZIONE
Capitolo 5. Mi sorride. «Ciao Ever. Allora... camera mia, o giù in salotto?». Sposto il mio sguardo da Lui alla sua scrivania. Il caos. Sorrido. «Direi di stare qui, ma sulla tua scrivania quindi, cominciamo a sistemarla, sai...per prender spazio». Mi metto a ridere. Si alza e comincia a buttar via fogli, a metter altri fogli dentro cartelline e cassetti. Mi capita un foglio tra le mani. E' il testo di una canzone. Sorrido e comincio a leggerlo. «Nonononono! Non è finita! Per favore!» dice Joe cercando di prendere la canzone dalle mie mani. Io comincio a scansarlo e a correre per la stanza, devo dire che era molto grande. E lui veloce. Mi prende per i fianchi e io alzo il braccio con la canzone ma riesce a prenderlo comunque. «Sei cattivo, Joe» metto su un finto broncio. Lui mi sorride e avvicina il suo viso vicino al mio guardandomi negl' occhi. «Appena finita PROMETTO che sarai la prima a leggerlo, ma per adesso...» dice allontandosi e aprire un cassetto «Starà qui dentro», mi sorride. Sorrido anch' io. Ora che la scrivania è ordinata possiamo cominciare a studiare. «Materia dove rendi di meno?»«Biologia». Sorrido. Io prendevo sempre A in Biologia. «Allora cominciamo con quella? Ho portato i miei appunti, che ti lascio volentieri, e gli ultimi compiti che ci hanno assegnato, così li facciamo insieme e poi ti mostro le cose che abbiamo studiato. Ok?» Lui mi guarda della serie: "questa è pazza". Sorrido. «Tranquillo Joe, ci sono io, ok?». Lui annuisce e cominciamo. Stiamo su biologia 2 ore buone, e con impegno riesce a fare molto più della metà dei compiti da solo. «Perfect Joe. A+ per l' impegno» dico prendendo un pennarello e scrivendo la scritta "A+" sulla sua guancia ridendo. Per vendicarsi lui mi scrive "F" sulla fronte. «Ma grazie Jonas, è così che mi ringrazi? Bene. Ecco gli appunti» dico tirando fuori fogli di qualunque materia «Studia questi e riesci a cavartela se ci saranno veriche a sorpresa. Ora vado». Dico aprendo la porta di camera sua. «Oh, Joe. Dov'è il bagno? Sai... devo togliermi questa F dalla fronte» dico sorridendo guardandolo. «Vieni con me, che anche io devo levarmi questa A+» ridiamo e mi dirige verso il bagno. Dopo 15 minuti riusciamo a toglierci del tutto le scritte, ci asciughiamo bene il viso e usciamo. Prendo lo zaino e mi dirigo alla porta d' ingresso. Ma vengo fermata da una foto appesa li vicino. Ci sono dei ragazzi, penso Joe, Nick e l' altro suo fratello, con due ragazzine. E... una di loro sono io. «Joe scusa... conosci per caso questa ragazzina? Cioè...hai ancora contatti con lei?» dico indicandomi. «Oh, Lei? Sai che non ricordo nemmeno come si chiama? So solo che era la mia migliore amica e che veniva sempre a casa nostra. E' una foto abbastanza vecchia, ma mi piace guardarla. Era il mio compleanno il giorno di quella foto». Mi sorride. E se sapesse che quella ragazzina sono io? «E non l' hai più vista?»«Oh, no. Lei e sua madre si sono trasferite non so dove poco tempo dopo che la foto è stata scattata.». Gli metto una mano sulla spalla. «Senza dire niente a nessuno... mi dispiace Joe.». Lo guardo negl' occhi. Mamma mi ha raccontato di questo trasloco. Una volta abbiamo avuto un' incidente quando io avevo 10 anni. Persi la memoria. Dagli 8 anni in giù non ricordavo più niente. Un trauma. Lo dissi a Joe, e gli dissi che quella ragazzina ero io. Mi guardava incredulo e con un sorriso da ebete stampato in faccia. Mi abbracciò. «Allora posso dire... bentornata» mi dice con un sorriso. «Grazie, ma ora devo andare sul serio. Si è fatto tardi e mamma sarà a casa che mi aspetta. Ciao Joe, e salutami Nick» gli sorrido e poi esco da quella casa. Tornata a casa mamma non c'era. Forse era stata trattenuta al lavoro. Come di solito accade. Pazienza. Vado in camera mia a fare i compiti di Letteratura pensando di aver trovando un pezzo della mia infanzia. Sorrido.
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